Tuscia a piedi per l’antica via – Oriolo Romano Trevignano Romano

Tuscia A piedi per l’antica via del Vero Amore: dal borgo dei boscaioli al borgo dei pescatori.

4 il borgoRegione : Lazio

Durata : 6h

Difficoltà :E

Natura : 75 %

Percorribilità: a piedi, in bici

INTRODUZIONE

Un percorso dall’alto valore contemplativo e rigenerativo in quanto attraversiamo un tempio naturale, un luminoso giardino di tronchi qual è la corolla di boschi che circondano a nord il Lago di Bracciano. In prevalenza costituite da faggi, queste foreste vetuste crescono a quote non usuali per questa essenza. La preziosità è stata riconosciuta a livello mondiale e una parte di esse è divenuto sito patrimonio dell’umanità UNESCO. Partiamo dal borgo nato nel tardo ‘500 per ospitare i taglialegna e,  usciti dai boschi, ci dirigiamo verso il borgo lacustre- di origine medievale ma con presenze fin dal tempo degli etruschi- passando da un’ altipiano dove con un colpo d’occhio incantevole abbracciamo tutto il lago coi suoi tre paesi.

Infine percorriamo tutto il bel  lungolago del borgo dei pescatori-ora fiorente cittadina residenziale/turistica –  e similmente ai boschi, le tranquille acque lacustri ci inducono a sentimenti di riflessione e serenità.

Ci piace pensare che anticamente questa via fosse percorsa reciprocamente dagli abitanti di questi due borghi alla ricerca di legna e cibo, ma anche di relazioni amicali e amorose e, a contatto con la Natura profonda, di interrelazioni e armonia con tutti gli esseri viventi.

Come recita lo stemma di Oriolo : “In questo consiste il Vero Amore”. Che, per naturale estensione diventa; Amore per la Bellezza, Amore per la Natura, Amore per la Terra e la sua ricchezza di Vita.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Il cammino inizia da Piazza Umberto I. Il lato settentrionale è dominato dal monumentale Palazzo Santacroce-Altieri che protegge dai venti freddi la parte più alta del paese, il cosiddetto  “Poggio”, costituito da tre vie parallele.

ORIOLO E LA SUA URBANISTICA

L’urbanistica è ispirata dagli ideali umanistici  del “principe illuminato” quale era  Giorgio III Santacroce che fondò Oriolo nel 1562, per permettere ai “capannari” – tagliatori di boschi che venivano in gran parte dall’Umbria e dalla Toscana- di edificare case salubri e coltivare le terre seguendo lo schema di un borgo felice. ” Che queste habbino almeno due parti in cui si possano aprire le finestre per poter sentire il sole e li venti che la purgano..”.

Strade larghe riparate dai venti, giardini sul retro delle case, diritti civici che agevolano il benessere degli abitanti; tutto per governare il proprio feudo con saggezza equilibrio e autonomia.

Le mura castellane si aprono verso est, scendiamo le scalette che le attraversano e passata la trafficata Via Claudia, ci dirigiamo verso la Chiesa- volutamente edificata fuori le mura per separare il potere civile dal potere ecclesiastico. Prendiamo la strada a sinistra della chiesa, Via Borgo Garibaldi; questa zona del paese è conosciuta semplicemente come “Borgo”; probabilmente le prime case dei  boscaioli vennero edificate qui, nella parte bassa del paese.

La strada, caratterizzata da case basse a schiera, è significamente orientata a nord-est in modo da mirare perfettamente Monte Raschio e la Faggeta. La percorriamo tutta, notando a mezza via, una appariscente grande volto di donna raffigurato su una grande vetrata di una casa; casa il cui numero civico contiene un otto, che, come ci racconta un membro del nostro gruppo -esperta sinologa- è un numero fortunato secondo la tradizione cinese. Lo prendiamo come un buon segno per proseguire.

Andando avanti attraversiamo anche la piccola Piazza Garibaldi e proseguiamo dritti; ora la strada scende, le case si diradano, la campagna prende il sopravvento. In cinque minuti siamo in località “Ponte”, un ampia radura in pendenza, anticamente usata per l’imposto del legname e ora usata in parte a pascolo e in parte come parcheggio.

5 indicazioni Cai

Siamo alle porte della Faggeta, prendiamo la strada sterrata a destra, in salita, indicata anche dai cartelli della sentieristica  come sentiero 260 direzione Trevignano. Fatti circa 350 m troviamo sx delle scalette in legno che ci introducono nell’area di sosta della Cerrattina- un bel fontanile con acqua potabile e tavoli- un bosco di Quercus cerri che aiutano a mantenere il microclima indispensabile alla Faggeta.

7 faggetaLA FAGGETA DI ORIOLO

Dal cartello posto in cima a Monte Raschio (542m)- sito UNESCO dal 7  luglio 2017- in occasione del riconoscimento a patrimonio mondiale dell’umanità di alcune delle foreste di faggio europee: “Monte Raschio è uno dei siti residui in ambiente mediterraneo da cui il faggio europeo si è diffuso dopo l’ultima era glaciale: un processo millenario tuttora in corso. Questa faggeta vetusta, con alberi maestosi di oltre 1m di diametro e 30 m di altezza, si estende per circa 80 ettari tra 400 e 550m s.l.m., a quote eccezionalmente basse rispetto alle faggete appenniniche. La sua presenza è resa possibile dal delicato equilibrio realizzato fra i fertili suoli vulcanici e l’umidità proveniente dal vicino lago di Bracciano e dal mar Tirreno  e,  grazie alla volontà di conservazione delle popolazioni locali.” 

Proseguiamo superando il fontanile e attraversando la cerrattina; questo sentiero interno un tempo era conosciuto come “La strada degli asini”, in quanto per gli animali caricati con la soma era più difficile- sopratutto in caso di pioggia e fango- percorrere la ripida pendenza sullo stradone forestale parallelo.

Ma ecco, finita la salita, i primi faggi e a dx il Grande Cerro, che, come un custode, ci introduce alla parte del bosco dominata dai faggi. Il sentiero, ben battuto, cammina parallelo alla strada forestale, al di là della quale si intravedono i castagni della confinante Tenuta Odescalchi. Continuando non ci vuole molto a incrociare un altro stradone, che, perpendicolarmente al nostro sentiero, attraversa la faggeta, proprio davanti al cancello della tenuta.

Quindi oggi facciamo un percorso alternativo e prendiamo quello che sembra un terzo sentiero che costeggia lo stradone. Di fatto torniamo indietro di alcuni metri e poi iniziamo a scendere tra i faggi. Non c’è un vero sentiero ma sono percepibili le tracce più usate per scendere, più o meno in direzione est. La discesa è breve e continuando a percorrere per alcune centinaia di metri questo cuneo di faggeta, arriviamo ad uno spiazzo dove converge anche la strada forestale parallela alla tenuta. Di fronte a noi la recinzione di un’altra Tenuta, quella di Vicarello, e una strada, che ignoriamo.

In lontananza vediamo la Faggeta di Bassano con le cime di Poggio Stracciacappello e Monte Termine. Andiamo a sx, attraversando una castagneta appena tagliata; passiamo su una traccia creata dal passaggio dei bikers, camminando tra i classici arbusti che crescono dopo un taglio boschivo. Da notare, appena si gira, il  cosiddetto Carpino ritorto- sulla nostra dx – un albero simbolo per chi frequenta questo bosco, albero che con la sua spettrale deformità si erge apotropaicamente a guardiano protettore di tutto il bosco.

Non ci vuole molto ad attraversare i 400 mt di castagneta e camminare di nuovo in faggeta. Andiamo avanti tra i grigi e luminosi tronchi seguendo facilmente la traccia di sentiero per altri 600 mt.

Ci troviamo ora all’imbocco di un fosso in un punto particolare del nostro percorso: sulla nostra dx la recinzione della tenuta di Vicarello, nel territorio di Bracciano; davanti il fosso che va in direzione di Fonte Vitabbia, in territorio di Bassano. Un punto dove convergono i confini di tre paesi e due province.

E qui che la nostra traccia si ricongiunge con il futuro sentiero Cai che arriverà da Fonte Petrella. Scendiamo nel fosso, intimo e suggestivo, con gli alberi a fare da tetto.

Secondo i periodi dell’anno può esserci presenza di acqua che però difficilmente disturba il cammino. Fatti pochi passi, sulla nostra sx, una roccia tufacea tagliata- forse dalle mani dell’uomo- conosciuta come “Il Trono”.

Proseguiamo seguendo sinuosamente la traccia obbligata fino ad arrivare ad una spalletta in un punto dove converge anche un’altro fosso.

Breve e ripida, ci inerpichiamo seguendo i segni del sentiero CAI che addolcisce la salita. Superata la spalletta ci troviamo ufficialmente nel bosco di Bassano.

Ora andiamo a dx seguendo lo stradello formato dai tanti passaggi.

Lungo il sentiero notiamo un notevole esemplare di agrifoglio vicino a un maestoso faggio; una coppia che si distingue tra tutti gli altri alberi.

Poco dopo il sentiero si divide; prediamo la traccia a dx che scende un poco. È chiaro che seguire il percorso nel bosco con la traccia gps rende tutto più semplice.

Seguitiamo per circa 500 mt finché il sentiero finisce per immettersi sulla strada forestale principale. Si procede verso dx, direzione Trevignano. Dalla parte opposta si va in direzione Oriolo-Bassano, naturalmente. Camminiamo tranquillamente su questo asse forestale; poco più giù incrociamo una strada in salita che va a Poggio Stracciacappello, non ce ne curiamo e andiamo oltre. La nostra via ora scende larga e tortuosa  e il tappeto di foglie secche in terra, con le varie sfumature di marrone virato in arancio, ci ricorda i colori di un film appena visto: ” La ruota delle Meraviglie”.E meravigliosamente, in fondo, troviamo Fonte Chiappino, un delizioso piccolo fontanile in uno slargo tra gli alberi. Questa fonte ospita in alcuni periodi dell’anno i tritoni punteggiati, piccoli anfibi che vivono parte del loro ciclo biologico in acqua, come spiega bene il cartello esplicativo vicino.

Proseguiamo sulla strada; con gli alberi spogli la vista spazia dai casali sotto di noi al lago e, andando avanti, vediamo in lontananza anche Trevignano e il monte che lo domina: Rocca Romana. Cerri, castagni e aceri ora prevalgono in questo tratto di bosco, piacevole da attraversare anche in estate per cercare un po’ di refrigerio. Oggi, non richiesta, ci rinfresca la pioggia, che ora cade leggera e ci costringe a coprirci. Lungo il cammino notiamo una poiana posata su un ramo alto sopra di noi; ci osserva curiosa e poi vola via.

All’altezza di uno slargo incrociamo il ripido e panoramico sentiero che scende da Poggio Stracciacappello e più avanti i ruderi di una piccola casa in pietra la cui antica funzione non ci è chiara.

Infine eccoci alla sbarra che chiude la strada nel bosco per precludere il transito ai mezzi a motore; lasciamo la foresta alle nostre spalle e andiamo avanti per circa 600mt sulla strada che serve anche aziende e case di campagna.

Troviamo uno dei pochi cartelli rimasti della “Ciclovia dei Boschi”; secondo il cartello potremmo arrivare a Trevignano proseguendo sulla bella strada sterrata, ma noi preferiamo seguire le indicazioni per Vicarello e prendiamo la più stretta e sconnessa sterrata che scende a dx: Via Bassano di Sutri. Scendendo costeggiamo una fattoria con dei cavalli; nel frattempo cessa anche la pioggia, il sole squarcia le nuvole e le foglie in terra brillano, mentre scendiamo ormai sicuri verso il lago.

Le piogge copiose dei giorni scorsi rendono la strada fangosa, ma siamo ben attrezzati e non ci crea particolari problemi. Poco più avanti la stradina diventa di fatto un corridoio tra le due recinzioni della Tenuta di Vicarello, che la via attraversa.

Se non curato, questo sentiero tende a chiudersi con la vigorosa vegetazione spontanea che esplode soprattutto in primavera. La nostra vista ora si apre su un altipiano con sinuosi prati verdi, decorati da alberi solitari e come sfondo, sulla destra, poggi boscosi. Sopra di noi, nel cielo ora azzurro, galleggiano grandi cumuli bianchi e grigi, tipiche nuvole da tempo variabile.

Proseguiamo così sul sentiero che ora scende decisamente, scendendo incrociamo una signora a spasso con il suo cane, segno che ci stiamo avvicinando alla zona residenziale, ma dobbiamo superare il tratto più fangoso del percorso prima di raggiungerla. Infine ecco la prima casa, il cemento prende il posto della sterrata e presto si trasforma in asfalto. La strada scende sinuosa e costeggiamo orti e uliveti, case di campagna e ville; passiamo davanti al bel b&b “Poggio degli Ulivi” e a cavalli paciosi che pascolano in vari poderi, sempre con il lago negli occhi. Sulla dx, in lontananza, notiamo i grandi edifici del borgo di Vicarello.

Il BORGO  DI VICARELLO E LE TERME ROMANE

Sito di notevole interesse storico, conosciuto per le sue acque termali sin dall’antichità; dagli etruschi prima, e poi dai romani, che vi edificarono degli edifici termali: le Aquae Apollinares, i cui resti sono ancora visibili all’interno della tenuta poco più a monte dei sei-settecenteschi edifici del borgo. È probabile che il sito abbia avuto anche una vocazione agricola fin dai tempi antichi. Alcuni ritengono che il nome derivi da Vicus Aurelii, dal nome del presunto prestigioso proprietario, Marco Aurelio. 

Eccoci arrivati in fondo alla via, ci troviamo ora sulla provinciale che gira intorno al lago. Andiamo a sx, rigorosamente in fila indiana sui bordi della strada- rispettando il C.d.S.- per circa 200 mt.

Ora, dall’altro lato, una Via con tanto di cartelli che ci indicano il lago. Attraversiamo e prendiamo la strada che si insinua tra le recenti villette fino ad arrivare in breve al lungolago.

Davanti a noi ora si apre la vista magnifica del lago, inusualmente mosso, illuminato da un sole che si fa spazio tra le nuvole grigie; la pioggerellina sottile portata dal vento teso rende tutto piacevolmente dinamico e vitale.

Con il lago alla nostra dx ci incamminiamo sul bel lungolago, veramente lungo, percorriamo quasi due km per arrivare al centro.

13 Trevignano Romano an tipico borgo di pescatoriIl nostro sguardo abbraccia la conca lacustre e le località affacciate sulle sue acque: Bracciano, Vigna di Valle, Anguillara.

La piacevolezza della passeggiata, famosa in tutto il circondario, è data dalla presenza di numerosi alberi e piante; le case e le parecchie attività- vocate ad un turismo estivo, ma non solo-  sono discretamente affacciate sul lungolago senza essere invasive.

Sculture moderne e panchine per riposarsi e contemplare il panorama lacustre, completano la gradevolezza del luogo.

Questa bella traversata di 16 km si conclude entrando nella mitica pasticceria e le dolci prelibatezze ci inteneriscono il cuore tanto da ispirarci il titolo di questa traversata.

Mappato da Omero Walden NW group

https://www.ammappalitalia.it/oriolo-romano-trevignano-romano/

Girando La Natura

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I Week End del Pellegrino sulla Via Francigena

I Week End del Pellegrino. Sulla Via Francigena.

I Week End del Pellegrino – Sulla via del Ritorno da Viterbo a Montefiascone percorrendo l’antico cammino dei pellegrini sulla Via Francigena

1’gg Viterbo – Villa Lante – Le Terme

Il Programma del week End del Pellegrino:

I Week End del Pellegrino. Sulla via Francigena. -Visita di Viterbo, città ricca di monumenti di ineguagliabile splendore. Il Palazzo Papale, la Cattedrale, il quartiere medioevale di San Pellegrino, il Palazzo dei Priori, le Chiese e tutti i monumenti, seppure costruiti in epoche diverse, coesistono armoniosamente in un centro storico ancora ben conservato. Pranzo libero e si prosegue per Bagnaia che fu per lungo tempo luogo di villeggiatura di nobili signori e di importanti prelati. Visita ai Giardini all’Italiana di Villa Lante, voluta dal card. Giovanni Francesco Gambara su disegno del Vignola, splendido esempio di residenza cinquecentesca, arricchita dai meravigliosi Giardini all’Italiana con fontane e giochi d’acqua.Pranzo libero. Trasferimento libero alla piscina termale. La monumentale piscina termale è scoperta (un tunnel coperto e riscaldato consente l’accesso in vasca direttamente dagli spogliatoi). La vasca ha una profondità massima di 3 metri, è alimentata esclusivamente con acqua termale della sorgente Bullicame ed ha una temperatura media di 33°. In serata trasferimento in hotel cena e pernottamento.

Villa Lante di Bagnaia
Villa Lante

2′ gg Viterbo Montefiscone – Accompagnati da una guida naturalistica.

Montefiascone – Siamo nel Lazio settentrionale (Vt Tuscia) da secoli punto di passaggio di viandanti e pellegrini che per motivi di sicurezza preferivano un cammino lontano dalle coste. Da Montefiascone si percorrono gli ultimi gli ultimi 100 km del Cammino della Via Francigena che portava i pellegrini a Roma. E’ il comune più alto della provincia di Viterbo, già colonizzato dagli Etruschi che lasciarono nella zona molte testimonianze. Nel periodo che risale alle invasioni barbariche il paese e’ costretto a rafforzare le difese ambientali con opere murarie, viene cosi eretta una grande e possente Rocca con alte mura, all’interno della quale si riparano anche gli abitanti delle campagne. Montefiascone diventa meta privilegiata di papi che, costretti a fuggire dalla Roma assediata, la scelgono come meta del loro esilio. Questa assidua presenza di personalità ecclesiastiche trasforma ben presto Montefiascone una Sede Vescovile (1369).

piedi di camminatori

Alcune informazioni utili

Prima colazione in hotel e partenza a piedi per la città di Montefiascone. a piedi lungo la Via Francigena.

Appuntamento a Piazza del Plebiscito a Viterbo alle ore 09,00 Da Piazza del Plebiscito di Viterbo prendiamo Corso Italia, arriviamo a Piazza delle Erbe e andiamo sempre avanti per il corso. Giunti a Piazza Verdi svoltiamo a sinistra per Via Matteotti, verso Piazza della Rocca. Lentamente ci allontaniamo dal centro storico e lungo il percorso passeremo accanto alle Terme del Bagnaccio e uno splendido tratto di basolato romano, l’Antica Via Cassia

Quota a persona: € 65,00

Difficolta E

Km. 18

Durata 5 ore

Lungo il percorso pranzo al sacco fornito dall’albergo. Nel pomeriggio rientro da Montefiascone a Viterbo in bus. Fine dei servizi.

SERVIZI COMPRESI NEL PACCHETTO TURISTICO : Minimo : 15 paganti

La quota comprende:1 guida ambientale per il percorso della Via Francigena, sistemazione in hotel ¾ stelle, 1 notte 2 gg in camera doppie/matrimoniali con servizi privati, 1 pensione completa dalla cena del primo giorno al pranzo al sacco, Iva.

La quota non comprende:Trasferimenti e trasporti, ingressi, guide extra e tutto ciò non indicato nella quota comprende, extra di carattere personale e bevande.

Supplementi su richiesta:

Singole

Bevande

Guida Turistica

Pranzi extra

Riduzioni: triple/quadruple

Monterano la Citta’ Perduta

Monterano la Citta’ Perduta

La mitica Monterano, città medievale abbandonata alla fine del 700, insieme alle testimonianze etrusche protegge ambienti straordinari caratterizzati da una vegetazione e da una fauna particolare.

PROPOSTA PER LE SCUOLE

L’itinerario scelto parte da Canale Monterano, scende verso la Cascata della Diosilla, costeggia il Fosso Bicione arriva  alla “Solfatara” e prosegue fino all’antico abitato etrusco e medioevale.

Periodo consigliato: tutto l’anno

Grado di difficoltà: facile

Età: per tutti

Attrezzatura consigliata : binocolo, macchina fotografica, taccuino, penna/matita, k-way, zainetto, borraccia.

Abbigliamento: indumenti comodi e scarpe che proteggano la caviglia e non abbiano suole lisce.

Durata: 1 giorno

Partecipanti: minimo 15

INFORMAZIONI

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE

Partecipanti     Uscita mezza giornata    Uscita intera giornata

da 20 a 30             4,00                              5,00

da 31 a 40              3,50                              4,50

da 41 a 50              3,00                              4,00

La quota comprende: 1 operatore specializzato, IVA.

La quota non comprende: spese per il trasporto, pasti. Extra di carattere personale.

INFORMAZIONI:

“LA RISERVA” LUOGO DI FORMAZIONE E DI EDUCAZIONE CHE METTE IN RELAZIONE SCUOLA E TERRITORIO.

Una Riserva Naturale è qualcosa di vivo, un complesso e straordinario mondo dove il bosco, le rocce gli animali, l’aria, l’acqua, i fiori e l’uomo sono indispensabili gli uni agli altri. Il percorso progettato per le scuole vuole far conoscere tutte le emergenze naturali, storico-archeologiche, sociali ed economiche presenti nella Riserva Naturale e nel paese di Canale Monterano, per meglio rispettare, amare e valorizzare tutti beni culturali, ambientali ed archeologici. Un approccio unico che comprende varie materie, è questo il punto di forza del percorso stesso. Una visita guidata senza confini tra materie scolastiche diverse, che si attivano su un programma comune di educazione ambientale L’obiettivo educativo è una modifica ed un miglioramento dei comportamenti individuali nei confronti degli altri, dell’ ambiente e del territorio, al fine di conquistare una più ampia e piena consapevolezza di cittadino. Allora il territorio diventa il prolungamento dell’ aula scolastica: i prati, i boschi e i fiumi si rivelano grandi laboratori scientifici per costruire un sapere non dogmatico. Il grande patrimonio naturale e storico – culturale del nostro paese diventa così una straordinaria occasione di formazione ed educazione, dove l’emozione e la meraviglia costituiscono i momenti iniziali e fondamentali della proposta didattica

COME RAGGIUNGERE IL PAESE DI CANALE MONTERANO (RM) Situato a 45 km a sud di Viterbo e a 50 km a nord di Roma a confine con il comprensorio Tolfetano – Cerite è raggiungibile:

DA ROMA OVEST- provenendo da Roma ovest si percorre la SS1 (via Aurelia), proseguendo fino all’altezza della stazione di Furbara per poi svoltare a destra per la provinciale del Sasso e proseguire per Manziana – Canale Monterano.

DA ROMA NORD – provenendo dalla S.S.2 (Via Cassia) al bivio per la Storta e si prosegue per la S.S. n. 493 (Via Braccianese Claudia). Superare le indicazioni per i paesi Bracciano, Manziana e proseguire per Canale Monterano.

DA ROMA EST E SUD – G. R. A Si prosegue sul grande raccordo anulare di Roma fino all’uscita della S.S. n. 2 bis (Via Cassia Veientana). Proseguire sulla Cassia Veientana fino all’uscita Cesano Bracciano, proseguire poi per Bracciano – Manziana e Canale Monterano.

DA VITERBO prendere la Cassia direzione Capranica al bivio girare a destra girare per Oriolo Romano e dopo Oriolo Romano girare a destra per Montevirginio – Canale Monterano.

ITINERARIO  RISERVA NATURALE REGIONALE MONTERANO – CANALE MONTERANO RM – LAZIO

0re 09.30 – Appuntamento (da confermare)  con la Guida presso i giardini pubblici comunali (in Corso Vittorio Emanuele), del paese di Canale Monterano.

Ore 10.15 – Inizia il percorso nella Riserva. Si scende dalla Cascata  Diosilla, costeggiando il Fiume Mignone si attraversa la Valle del Bilione. Soste previste per la descrizione delle emergenze naturalistiche della Riserva. Salita verso l’abitato Monteranese. Tra le numerose emergenze storico archeologiche (tombe etrusche, grotte e arcaiche stalle), spiccano il Fontanile e il vetusto Acquedotto, mentre dal lato opposto della vallata si evidenziano i romitori medioevali della Greppa dei Falchi.

Ore 12.00 – Arrivo sul prato della Chiesa di San Bonaventura. Visita e descrizione della Chiesa.

Ore 12.30 – Pranzo al sacco sul grande prato antistante la Chiesa. visita all’antico abitato Monterano: il castello, la fontana Berniniana del Leone, la chiesetta di San Rocco, il borgo medioevale. Preparativi per il ritorno e partenza per via Casale Persi e via Palombara, Zona Campo Sportivo e via Monterano o ritorno dalla cascata della Diosilla.

Ore 16.00 – Arrivo al paese di Canale Monterano, pausa e merenda prima della partenza.

DA VEDERE Numerose sono le sorprese lungo l’itinerario. Tra le più suggestive ricordiamo: la Cascata Diosilla, le miniere, le numerose manifestazioni di vulcanesimo residuo, la roccia antropomorfa “dell’Indiano”, la tagliata etrusca, la necropoli, l’acquedotto, il Convento di San Bonaventura, l’antico borgo medioevale di Monterano, la fontana del Leone (Bernini), il Castello Altieri; le Chiese di Santa Maria Assunta e di S. Rocco.

Lunghezza: 3 km ca.

Difficoltà: facile

Tempo di percorrenza: 3 ore ca.

COSA PORTARE La visita si svolge all’ interno di una Riserva Naturale, è quindi necessario indossare scarpe comode (senza suole lisce) preferibilmente scarpe da trekking, con abiti comodi portandosi dietro poche cose. Uno zaino con il pranzo al sacco, un blocco per appunti, matite colorate, una penna, un binocolo, un cappello, una macchina fotografica, una borraccia, sono tutto ciò che serve per la visita 

“ I Cammini del Lazio – La Francigena della Tuscia”un tour di 7 giorni- 2 tour di 5 giorni

Sulla Via Francigena - Tuscia - Lazio
Sulla Via Francigena – Tuscia – Lazio

“ I Cammini del Lazio – La Francigena della Tuscia” 

un tour di 7 giorni/6 notti    da Proceno a Roma.

un tour di 5 giorni/4 notti   da Proceno a Viterbo.

un tour di 5 giorni/4 notti   da Viterbo a Roma.

  • un tour di 7 giorni/6 notti con guida escursionistica, accompagnatore in lingua italiana e inglese e servizio di trasporto bagagli al seguito lungo la Via Francigena della Tuscia da Proceno a Roma. . € 658,00 
  • un tour di 5 giorni/4 notti  con guida escursionistica, accompagnatore in lingua italiana e inglese e servizio di trasporto bagagli al seguito lungo la Via Francigena della Tuscia da Proceno a Viterbo. € 490,00
  • un tour di 5 giorni/4 notti  con guida escursionistica, accompagnatore in lingua italiana e inglese e servizio di trasporto bagagli al seguito lungo la Via Francigena della Tuscia da Viterbo a Roma.  € 580,00
    Montefiscone Viterbo - via Francigena
    da Viterbo a Montefiascone

I tour sono rivolti a viaggiatori in gruppo e prevedono la pensione completa presso sistemazioni turistiche e di accoglienza pellegrina.

La quota si intende per gruppo minimo 25 paganti

Per info costi e prenotazioni :

Quarto Spazio Tour Operator

Via F. Petrarca 22 – Civita Castellana (VT)
Tel. +39 0761.516188 – +39 0761.599297 fax +39 0761.517555
E-mail: info@quartospazio.com
Web www.quartospazio.com

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Dal Palazzo Altieri di Oriolo Romano al Castello di Bracciano

Dal Palazzo Altieri di Oriolo Romano al Castello di Bracciano

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

logo girandolanaturaWeek end o Escursione di 1 Giorno

Regione:Lazio
Durata : 3h
Difficoltà : T / E
Natura  :75%
Percorribilità :Piedi, Bici,Cavallo

Oriolo Plazzo Altieri
Oriolo Plazzo Altieri

ORIOLO ROMANO-BRACCIANO
DAL PALAZZO NEOPLATONICO AL CASTELLO FORTIFICATO

Dal Palazzo Altieri di Oriolo Romano al Castello di Bracciano – Le verdi colline dei Monti Sabatini sono le protagoniste di questo placido percorso. I Sabatini sono un gruppo di rilievi di modesta altitudine della Tuscia romana, ricoperti di rigogliosa vegetazione, costituiti da lave e tufi di varia specie, residui dell’antico complesso vulcanico Sabatino. Il lago di Bracciano che fa da sfondo nell’ultima parte del percorso è infatti  un conca, frutto di un crollo di una grande camera magmatica che alimentava vari vulcani.
Il percorso inizia dalla piazza di Oriolo Romano, dove si erge Palazzo Altieri esempio di architettura tardo rinascimentale ispirata ai dettami neo platonici – che inseguono il modello di città ideale cercando di creare armonia ed equilibrio – e scende tra castagneti  e  strade secondarie verso il lago. Lungo la via incontriamo  un vecchio acquedotto, il  piccolo borgo di Pisciarelli, i ruderi di un opificio e infine il maestoso Castello Orsini – Odescalchi, una fortezza rinascimentale ancora legata all’idea di città stato medievale, che domina il lago. Trasformare i Castelli in Palazzi secondo l’ethos neo platonico, in auge nel XV/XVI sec,  è il filo antropico,da noi scelto, che  idealmente lega i due centri abitati, non dimenticando mai che la natura che attraversiamo per unire i due punti, è la vera protagonista.

vista del lago di Bracciano
Panoramica del lago di Bracciano Rm 

Partiamo da Piazza Umberto I ad Oriolo.Diamo le spalle all’armoniosa facciata di Palazzo Santacroce – Altieri,   passiamo davanti alla fontana delle picche e ci dirigiamo in fondo a sinistra. C’è la strada che scende verso la piazza della chiesa, c’è via Altieri, ma noi prendiamo la strada tra le due, via dei Bastioni .
La strada praticamente segue la parte alta delle mura e se ci affacciamo vediamo sotto di noi la via Claudia Braccianese, la Chiesa e sullo sfondo una delle cime dei Sabatini, Monte Raschio (545m) con la sua faggeta depressa. Dopo quasi tre ore di cammino a piedi attraverso stradine di campagna,
arriviamo su una piazza /parcheggio – il resto del borgo storico è chiuso al transito -dove si affacciano alcuni locali per mangiare che accontentano tutti i gusti, enoteca, pizzeria, ristorante,birreria. Da qua il Castello è ancora più imponente e dominante ed esprime tutta la sua forza e potenza in contrapposizione con l’armonia e l’equilibrio  di Palazzo Santacroce – Altieri.

BraccIano - L'Opificio
Bracciano – L’Opificio
Castello di Bracciano
Castello di Bracciano

Week End sui Monti della Tolfa – da Allumiere a Santa Marinella:come in un quadro dei Macchiaioli.’

Week End sui Monti della Tolfa: come in un quadro dei Macchiaioli

I colori dei Monti della Tolfa
I colori nei Monti della Tolfa

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Regione:Lazio
Durata :6h
Difficoltà :T/E
Natura:75%
Percorribilità:a piedi, in bike, a cavallo

Week end sui monti della Tolfa. Da Allumiere a Santa Marinella: come in un quadro dei Macchiaioli. Ecco un percorso che ci porta dai monti al mare. I monti sono quelli della Tolfa  con la loro selvaggia bellezza. Partiamo da Allumiere e ci incamminiamo verso il  monte  della Tolfaccia, la cima conserva i resti dell’abitato  medievale di Tulfa Nova e attraversando i pascoli allumieraschi patria del bue Maremmano del Cavallo Tolfetano – Maremmano e dell’ Asino Allumierasco arriviamo a Santa Marinella  nota stazione balneare a a nord di Roma.

Paesaggio Monti della Tolfa
Paesaggio Monti della Tolfa

Sono 21 km di strada in parte asfaltata e in parte sterrata, ma togliendo l’inizio e la fine urbani, la maggior parte del percorso è una tranquilla attraversata in mezzo ad un vasto ambiente naturale  ricco di biodiversità, in perfetta armonia con le attività umane. Incontriamo lungo la via colorati fiori spontanei, placidi  animali al pascolo antichi fontanili e numerose specie di uccelli. E con la sensazione di entrare in un  bucolico quadro di un  maestro macchiaiolo, ci immergiamo in uno dei luoghi più belli della Maremma Laziale.

Il nostro punto di partenza è  Piazza della Repubblica. Su questa piazza  troviamo gli edifici storici di Allumiere: Poco dopo ci fermiamo davanti al forno storico “Pistola”, entriamo e chiediamo la “pizza brodosa”, dolce tipico fatto con zucchero, cannella, ricotta e uvetta.

Dopo la dolce pausa seguitiamo a camminare. Lungo la via ci attira una indicazione a destra che recita”largo stabilimento allume”. Pochi passi e ci troviamo in una piccola piazzetta con una statua in bronzo di un minatore, simbolo delle comunità che nei secoli hanno lavorato nelle cave di alunite, da cui si ricava l’allume di rocca, minerale importante nella lavorazione delle pelli e dei tessuti. Curiosa è la storia di come furono scoperte le cave. Nel 1460 il commissario pontificio Giovanni di Castro, identificò delle piante di Agrifoglio sui Monti della Tolfa. Questa pianta segnalava sotto le sue radici presenza del minerale. Il ritrovamento di frammenti di allunite dopo piccoli scavi, confermarono la sua tesi appresa in Oriente.
Ora riprendiamo il  nostro cammino in uscita dal paese, seguiamo la strada  …

Allumiere omaggio al Minatore

Allumiere omaggio al Minatore

Passo dopo Passo Tuscia Romana e Tuscia Viterbese

Antico Abitato di Monterano

Passo dopo Passo Tuscia Romana e Tuscia Viterbese, attraverso gli antichi percorsi etruschi che dalla città di Tarquinia portavano passando dalle vie interne, alla citta’ di Tarquinia. Le meraviglie dei paesaggi della Tuscia Romana e Viterbese appaiono ad ogni angolo delle vie rupestri percorse, attraverso cascatelle, panorami mozzafiato, piccoli borghi, necropoli rupestri, città abbandonate e antiche ferrovie. 

Scegli il  percorso intero o parte di esso e noi possiamo organizzare il tuo Week End  –  le  Escursioni e i Soggiorni  nella Tuscia, guidati da Accompagnatori Gae (Guide Ambientali Escursionistiche) e/o guide Turistiche. 

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Passo dopo Passo Tuscia Romana e Tuscia Viterbese

A piedi  Passo dopo Passo

1  – Cerveteri – Castel Giuliano

Difficoltà: E

Appunti lungo il percorso:

Dalla necropoli  Etrusca di Cerveteri si arriva  dall’accogliente piazzetta del paese di Castel Giuliano. A mano a mano che risaliamo  la valle, il fosso, lascia presagire l’aspetto esaltante delle innumerevoli cascate: del Vaccinello dell’Arenile,  del Braccio di Mare, del Moro e della Mola di Castel Giuliano.  Dal mare al lago, passando attraverso pascoli, forre, boschi sulla via degli Etruschi

2  – Castel Giuliano – Pietrische – Stigliano ( Variazione Manziana)

Difficoltà:   E

Appunti lungo il percorso:

La Caldara Nella parte centrale della Caldara, a testimonianza dei fenomeni post-vulcanici, è presente una polla dalla quale sviluppano esplosioni freatiche di acque sulfuree che raggiungono la temperatura di 27 gradi.

Il Bosco Macchia Grande è un bosco intricato e vario: si va dai sentieri che si inoltrano fra i cerri secolari ed il sottobosco più fitto, fino ad arrivare a comodi stradelli che portano alla vecchia cava di zolfo o agli enormi prati Camillo, Canepine e Bologno. Proprio sotto gli occhi di chi si avventura nel bosco, anche per la prima volta, si trova la vecchia strada romana, oggi Via di Macchia Grande, che un tempo portava al Ponte del Diavolo

Caldara di manziana
La Caldara di Manziana

3  – Stigliano – Mercareccia –  Monterano

Difficoltà:  E

Appunti lungo il percorso

Le Terme Romane Conosciute e venerate dagli etruschi, molto frequentate dagli antichi romani, grazie anche alla vicinanza con la Capitale dell’Impero, le terme di Stigliano hanno conosciuto nei secoli diversi periodi di decadenza ma hanno sempre riacquisito popolarità per la loro caratteristica di combinare le alte proprietà curative con la suggestione di un rigoglioso e suggestivo contesto naturale.

Riserva Monterano – la città antica L’antico Abitato Monterano  Il nome di Monterano sembra che derivi da Manturna dea infernale etrusca, giustificato evidentemente dalla natura vulcanica del luogo, ricco di sorgenti termominerali ed altre manifestazioni, quali le solfatare .La Monterano del XII/XIII sec.è una cittadina di modesta estensione con la Chiesa e le abitazioni ed una Rocca isolata da fossati e tagliate.Nel 1519 Leone X concede agli Orsini il permesso di estrarre vetriolo nelle miniere del territorio.Gli Orsini diventano i signori di Monterano finchè fortemente indebitati non lo vendono agli Altieri che nella seconda metà del Seicento riqualificano tutto il paese. Viene rinnovato il Castello, sono costruite due fontane, viene costruito il convento dedicato a San Bonaventura, tutte opere commissionate al grande architetto del momento, Gian Lorenzo Bernini.

4 Monterano Montevirginio Oriolo Romano

Difficoltà: E

Appunti lungo il percorso:

Eremo Proprio sul Monte Sassano,(oggi Monte dell’Eremo) nel 1651, gli Orsini sovvenzionarono i Carmelitani per la costruzione di un Eremo, che venne terminato nel 1568. Realizzato nel 1668, l’imponente edificio a pianta rettangolare con un ampio chiostro interno, riprende la tipica struttura degli eremi certosini. Immerso nel silenzio, l’eremo di Montevirginio è stato e continua ad essere l’ambiente ideale per una vita ritirata nella preghiera.

La via Olmata Le loro origini risalgono al XVII secolo, quando la famiglia Altieri commissionò al celebre architetto barocco Carlo Fontana la creazione di “Villa Delizia”. Il progetto includeva la creazione di due lunghi viali di circa 1.500 metri, lungo i quali furono posti degli olmi su ambedue i lati. Il primo viale partiva da Palazzo Altieri a Piazza Umberto I e arrivava fino alla Portineria del Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Montevirginio, mentre il secondo viale collegava il Convento dei Padri Francescani di Oriolo con la strada che conduceva a Canale Monterano. Ciò che rende speciale questo luogo è sicuramente l’integrazione della natura con le attività umane: la natura non è più un semplice sfondo, ma un posto, dove si può tranquillamente passeggiare e raggiungere a piedi altri paesi.

Il Parco della Mola L’area prende il nome dall’antica Mola del Biscione, il vecchio mulino costruito nel 1573 dal feudatario Giorgio Santacroce per la lavorazione del grano da farina, sfruttando le acque del fiume Mignone. Sotto la cascata si allarga un pittoresco laghetto. Del vecchio mulino sono ancora visibili le opere di canalizzazione, la chiusa e i resti delle mura perimetrali in tufo.

Il Palazzo Altieri progetto di bonifica di un’area splendida ma insicura, Palazzo Altieri fu edificato negli anni 1578-1585. All’inizio del Seicento divenne proprietà degli Orsini e successivamente degli Altieri, potente famiglia che raggiunse il massimo splendore nel 1670 quando un loro esponente salì al soglio pontificio con il nome di Clemente X.

Oriolo Romano La storia di questo borgo è abbastanza recente: la sua fondazione risale, infatti, alla metà del Cinquecento, quando la zona venne acquisita da Giorgio di Santacroce, che pose mano a un progetto di bonifica agroforestale d’avanguardia con la costruzione del primo nucleo abitativo. Cardine di questo illuminato disegno era il palazzo Baronale, attribuito ad allievi del Vignola. Nel centro storico si ammira la parrocchiale di San Giorgio, con una tela raffaellesca raffigurante San Giorgio che uccide il drago.

Oriolo Romano
Oriolo Romano

5 Oriolo Romano Veiano

Difficoltà:   E

Appunti lungo il percorso:

Il fiume Mignone Nasce da Poggio Coscia (mt. 612 s.l.) a Nord Ovest del Lago Sabatino (Bracciano). Con i suoi 62 chilometri di lunghezza, è uno dei principali fiumi del Lazio. Attraversa le province di Roma e Viterbo. I paesi e città che il fiume tocca lungo il suo corso sono: Veiano, Oriolo Romano, Canale Monteranno, Tolfa, Allumiere, Tarquinia e Civitavecchia.

Vejano Il paese  antico Vejano è un borgo antico, fu fondata dagli etrusci e poi dominata dai romani, che, dal medioevo in poi, come tutta questa zona, è stata storicamente e politicamente legata allo Stato Pontificio, di qui deriva anche la ricchezza della zona. La chiesa principale è quella di Santa Maria Assunta; da visitare anche il Castello, nel quale soggiornarono via via tutte le famiglie dominanti, ovviamente legate al papato, come gli Orsini.

6 Veiano  Barbarano Romano  (in alternativa Etruscan Line)

Difficoltà:   E

Appunti lungo il percorso:

La  ferrovia abbandonata A partire dal 1986, è stata più volte oggetto di lavori che hanno visto il ripristino della sede ferroviaria, dei ponti e delle gallerie, lavori mai terminati.  In conseguenza di ciò, la sede ferroviaria è oggi visibile per l’intera estesa, ma percorribile solo a piedi o in bici o  a cavallo.

La necropoli etrusca di San Giuliano E’ l’unica necropoli a offrire un panorama completo sullo sviluppo dell’architettura funeraria degli Etruschi, presentando una tipologia che va dalle tombe a pozzo e fossa dell’età del Ferro ai grandi tumuli orientalizzanti, dalle tombe rupestri arcaiche a quelle a dado ellenistiche: scendendo nel fondo della forra sembrerà di fare un viaggio nel tempo, dal VII sec. a.C. al III secolo d.C.

Il parco Marturanum Nel paesaggio inconfondibile del Lazio etrusco, il Parco comprende un insieme di forre scavate da torrenti nei pianeggianti tavolati di tufo e colli argillosi a boschi e pascoli. Istituito nel 1984, ricade interamente nel Comune di Barbarano Romano in un’area collinare tra i monti della Tolfa e i rilievi che circondano il lago di Vico.

7  Barbarano Romano  Blera ( in alternativa la Etruscan Line)

Difficoltà:   E

Luni sul MIgnone
Ponte della Ferrovia Luni sul Mignone

Appunti lungo il percorso:

I Valloni ovvero antiche vie di comunicazione ricche di vita ed attività nel passato, ora ambiente di unica suggestione dove la natura lentamente si sta riappropriando dei suoi spazi .Un impegnativo percorso di grandissima suggestione lungo il corso del Biedano ma che ripaga con la sua bellezza per ogni difficoltà affrontata, consente di raggiungere il borgo di Blera da quello di Barbarano o viceversa.
Lungo il cammino si incontrano piccole dighe, cunicoli, mulini, grotte e cave il tutto avvolto da una lussureggiante vegetazione

8  Blera  Civitella Cesi Monteromano Via antica  ferrovia

Difficoltà:   E

Appunti lungo il percorso:

Luni sul Mignone Situato nel versante viterbese dei Monti della Tolfa e a poca distanza da Blera e Civitella Cesi, il sito archeologico di Luni sul Mignone rappresenta il cuore di una zona solitaria e di straordinario valore paesaggistico L’area archeologica conserva importantissime tracce di un insediamento pre-villanoviano,. Molto interessante è la cosiddetta “casa del capo-villaggio”, abbellita da una colonna ricavata nella roccia. L’atmosfera è pregna di mistero ed enigmatica, facendo pensare a come sia strano che luoghi un tempo abitati oggi appaiano “fuori dal mondo”.

9 Monteromano Tarquinia

Difficoltà:   E

Appunti lungo il percorso:

Tarquinia Dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità” per la presenza di un eccezionale ciclo monumentale di tombe dipinte, definito come “la prima pagina della grande pittura italiana”. E’ il più grande dei cimiteri dell’antica città etrusca di Tarquinia e consta di più di 6.000 tombe etrusche sotterranee che occupano tutto il vasto colle dei “Monterozzi”. Le tombe dipinte, ornate con scene figurate tra cui cacciatori, pescatori, suonatori, danzatori, giocolieri, atleti, rappresentano la ricchezza ed il potere dei defunti per cui furono eseguite: sono il simbolo del loro elevato rango sociale.

Per prenotazione ed informazioni

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Quarto Spazio
Via F. Petrarca,22
Civita Castellana Vt
tel 0761516188 – 599297
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Week End sulla Via degli Altieri

WEEK END SULLA LA VIA DEGLI ALTIERI
CANALE MONTERANO – EREMO – MONTEVIRGINIO – ORIOLO ROMANO

logo girandolanaturaRegione:Lazio
Difficoltà :T/E
Natura:75%
Percorribilità : a piedi

Canale Monterano
Canale Monterano

WEEK END SULLA LA VIA DEGLI ALTIERI
CANALE MONTERANO – EREMO – MONTEVIRGINIO – ORIOLO ROMANO Proponiamo un Week end sulla via degli Altieri con  un  tranquillo e, per alcuni versi, mistico percorso, che va da Canale Monterano ad Oriolo Romano. Mistico perché  attraversiamo un Monte Sacro. Parliamo dell’antico  Mons Saxanus o Monte Sassano,  o Monte Calvario per le carte IGM (due cime 545m e 541m)  o semplicemente il Monte dell’Eremo per gli abitanti del posto.DSC_1081

Monte “Sacro “non abitabile-di un’antica divinità femminile, la Bona Dea, fin dall’età augustea e  verosimilmente  di  ascendenza etrusca. Il culto della Dea, ai cui riti potevano accedere solo le donne, è probabilmente riconducibile alla venerazione delle primordiali Dee  Madri, genitrici delle origini,  legate alla terra, ai ritmi della natura. La Sacralità del monte  passa in mano maschile, quando, nel XVII sec.gli Orsini consentirono ai Carmelitani Scalzi di erigere il loro” Sacro Deserto”, convento di carattere eremitico – contemplativo. Eremo che incontriamo sulla nostra strada dopo l’attraversamento della selva della tenuta.

Eremo di Montevirginio Convento del 1668
Eremo di Montevirginio Convento del 1668
Il Parco del Convento Carmelitani Scalzi
Il Parco del Monte Sassano Convento dei Carmelitani Scalzi

Si scende poi verso Montevirginio, borgo che deve il nome a Virginio Orsini -frate Carmelitano -Di fronte a noi la  diritta via, alberata da Bagolari che  hanno sostituito gli Olmi dopo una pandemia . Camminiamo sul bel viale,lungo 1500m, interrotto da  uno slargo sterrato-Piazza Siena- che divide le Olmate di Montevirginio da quelle di Oriolo e fa da confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo. Andiamo avanti e poco dopo intravediamo  la fine del viale e lo sperone di Palazzo Altieri.   Arrivati sotto lo sperone ci giriamo per vedere il suggestivo  effetto visivo che le Olmate creano, partendo da palazzo Altieri traguardando Montevirginio e orientandosi verso la chiesa dell’Eremo.
Pochi passi e siamo sulla piazza di Oriolo al cospetto della bella facciata di Palazzo Altieri  e chiudiamo il nostro percorso in bellezza.

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Dall'Olmata al Palazzo Altieri
Dall’ Olmata al Palazzo Altieri

In viaggio nella Riserva Naturale Regionale Monterano Rm Lazio

In viaggio nella Riserva Naturale Regionale Monterano Rm Lazio

In viaggio a Monterano

In viaggio nella Riserva Naturale Regionale Monterano RM Lazio.

Famosa per la mitica Monterano, città medievale abbandonata alla fine del 700, oltre alle testimonianze etrusche, protegge ambienti straordinari caratterizzati da una vegetazione e da una fauna particolare.

Periodo consigliato: da settembre a luglio

Grado di difficoltà: facile

Età: per tutti

Attrezzatura consigliata : kway, zainetto, borraccia.

Abbigliamento: indumenti comodi e scarpe che proteggano la caviglia e non abbiano suole lisce

Durata: 1 giorno

Partecipanti: minimo 15

INFORMAZIONI

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE 

Partecipanti     Uscita intera  giornata    

da 15 a 30              10,00

da 31 a 40              5,00                             

da 41 a 50              4,00                             

La quota comprende: 1 operatore specializzato, IVA.

La quota non comprende: spese per il trasporto, pasti. Extra di carattere personale.

Attività vulcanica a Monterano
Il vulcanesimo a Monterano

COME RAGGIUNGERE IL PAESE DI CANALE MONTERANO (RM) Situato a 45 km

A sud di Viterbo e a 50 km a nord di Roma a confine con il comprensorio Tolfetano – Cerite è raggiungibile:

DA ROMA OVEST- provenendo da Roma ovest si percorre la SS1 (via Aurelia), proseguendo fino all’altezza della stazione di Furbara per poi svoltare a destra per la provinciale del Sasso e proseguire per Manziana – Canale Monterano.

DA ROMA NORD – provenendo dalla S.S.2 (Via Cassia) al bivio per la Storta e si prosegue per la S.S. n. 493 (Via Braccianese Claudia). Superare le indicazioni per i paesi Bracciano, Manziana e proseguire per Canale Monterano.

DA ROMA EST E SUD – G. R. A Si prosegue sul grande raccordo anulare di Roma fino all’uscita della S.S. n. 2 bis (Via Cassia Veientana). Proseguire sulla Cassia Veientana fino all’uscita Cesano Bracciano, proseguire poi per Bracciano – Manziana e Canale Monterano.

DA VITERBO prendere la Cassia direzione Capranica al bivio girare a destra girare per Oriolo Romano e dopo Oriolo Romano girare a destra per Montevirginio – Canale Monterano.

ITINERARIO A PIEDI NELLA  RISERVA NATURALE REGIONALE MONTERANO – CANALE MONTERANO RM – LAZIO

0re 09.30 – Appuntamento (da confermare)  con la Guida presso i giardini pubblici comunali (in Corso Vittorio Emanuele), del paese di Canale Monterano.

Ore 10.15 – Inizia il percorso nella Riserva verso l’abitato Monteranese. Tra le numerose emergenze storico archeologiche (tombe etrusche, grotte e arcaiche stalle), spiccano il Fontanile e il vetusto Acquedotto, mentre dal lato opposto della vallata si evidenziano i romitori medioevali della Greppa dei Falchi.

Ore 12.00 – Arrivo sul prato della Chiesa di San Bonaventura. Visita e descrizione della Chiesa.

Ore 12.30 – Pranzo al sacco sul grande prato antistante la Chiesa. visita all’antico abitato Monterano: il castello, la fontana Berniniana del Leone, la chiesetta di San Rocco, il borgo medioevale. Preparativi per il ritorno e partenza per via Casale Persi e via Palombara, Zona Campo Sportivo e via Monterano o ritorno dalla cascata della Diosilla.

Ore 16.00 – Arrivo al paese di Canale Monterano.

Gli orari possono essere concordati con la guida.

DA VEDERE Numerose sono le sorprese lungo l’itinerario. Tra le più suggestive ricordiamo: la Cascata Diosilla, le miniere, le numerose manifestazioni di vulcanesimo residuo, la roccia antropomorfa “dell’Indiano”,  la necropoli, l’acquedotto, il Convento di San Bonaventura, l’antico borgo medioevale di Monterano, la fontana del Leone (Bernini), il Castello Altieri; le Chiese di Santa Maria Assunta e di S. Rocco.

LA RISERVA
La Riserva Naturale Regionale Monterano si propone naturalmente ai visitatori con il suo antico borgo e con la varietà e la bellezza degli ambienti naturali che colpiscono e lasciano incantati, sia per la ricchezza naturalistica, sia per la forte presenza storica, amalgamando il tutto in una miscela culturale intensa e variegata.

Un luogo di infinite attrattive, richiami e curiosità che si susseguono senza sosta,  da quelle storico-archeologiche, faunistiche, artistiche e naturali con una leggerezza e una disinvoltura senza eguali.

Cascate d’acqua, castelli turriti, singolari emergenze termominerali, ciclopiche rocce antropomorfe, testimonianze etrusche evocano nella mente immagini di un passato segreto, che si unisce alle rarissime specie animali e vegetali.

Cuore pulsante della Riserva rimane ancora oggi, a dispetto del degrado causato dal tempo, dell’abbandono, dei saccheggi delle truppe degli invasori napoleonici, l’antico borgo di  Monterano. Di epoca medioevale e barocca è uno tra i borghi diruiti più belli d’Italia.
Qui il Bernini ebbe massima libertà di espressione della sua arte creativa, ridisegnando l’antica fortezza Monteranese trasformandola in uno dei più suggestivi palazzi del territorio, creando un sottile intreccio di simbolismi ed effetti scenici tra cui su tutti svettano sovrani la fontana del leone e il magnifico convento di San Bonaventura.

Girando La Natura

Soggiorni Week End Escursioni – 30 ANNI DI BIODIVERSITA’ – Riserva Naturale Regionale Monterano

Riserva Naturale Monterano RM Lazio
Riserva Naturale Monterano RM Lazio

30 Anni di Biodiversità

Soggiorni Week End Escursioni

Riserva Naturale Regionale Monterano

IL TERRITORIO DELLA RISERVA NATURALE REGIONALE MONTERANO

La Riserva naturale Monterano istituita con legge regionale del Lazio n. 79 del 2 dicembre 1988 ed ampliata con legge regionale n. 62 del 15 novembre 1993 si estende  all’ interno del Comune di Canale Monterano (Rm).

Il territorio è caratterizzato dalla presenza di estesi affioramenti di rocce di origine vulcanica, formatesi in seguito ad una serie di episodi magmatici riferibili a due diversi cicli eruttivi: il magmatismo acido, che rappresenta il ciclo eruttivo più antico del Lazio da tre milioni a 10.000 anni fa e il vulcanismo legato al gruppo vulcanico sabatino di circa 10.000 anni fa. Il massiccio accumulo di ceneri e lapilli lanciati a distanza, ha causato la sedimentazione, su vaste aeree di vari strati la cui parte inferiore è sfruttata per ottenere materiale da costruzione, il tufo. Nell’area della Riserva sono numerose le manifestazioni tardo-vulcaniche (idrotermali, sorgenti di acque calde, sorgenti mineralizzate di gas residui accompagnati da acque termominerali). Alcune di esse, come quelle affioranti in località Stigliano trovano diffusa applicazione terapeutica.

GLI AMBIENTI NATURALI DELLA RISERVA LE RUPI, LA MACCHIA MEDITERRANEA, LE FORRE Nei profondi valloni tufacei della Riserva si scopre un mondo straordinario caratterizzato da una vegetazione diversificata: nel fondovalle e lungo gli argini dei corsi d’acqua troviamo una densa vegetazione ripariale composta principalmente di Salici, Pioppi, Ontani e Noccioli. Nei versanti esposti a Nord, abbiamo la presenza di boschi misti di querce e carpini neri, carpini bianchi, aceri montani e aceri campestri. Nei versanti esposti a sud, troviamo invece arbusti tipicamente mediterranei come il Corbezzolo, la Fillirea, l’Erica e specie arboree come il Leccio ed il Bagolaro. All’interno delle forre, a circa 200 mt s.l.m., vegeta il faggio, una specie arborea il cui limite altitudinale inferiore è generalmente di 800 mt. s.l.m. La sua presenza è favorita dall’incanalamento di correnti fresche e umide. Il sottobosco e la flora di corteggio boschivo sono ricchi di esemplari di agrifoglio, pungitopo e di felci rare, tra cui dominano su tutte l’Osmunda regalis e la Blechnum spicant, relitti di flore arcaiche. Significativi i popolamenti ad Agrostis canina, una graminacea pioniera nelle zone fortemente mineralizzate, mentre nella fascia superiore delle forre, alla sommità dei grandi valloni tufacei vegetano le essenze sempreverdi tipiche della macchia mediterranea come la fillirea, l’erica, il corbezzolo, la ginestra dei carbonai e il leccio. Le infinite cavità che si aprono sulle scoscese pareti verticali costituiscono il rifugio sicuro per molte specie di uccelli rapaci: Civette, Nibbi reali e bruni, Gheppi, Sparvieri, Albanelle, Allocchi, Poiane, Bianconi, vengono avvistati frequentemente sul territorio del la Riserva; molte le specie di rettili, soprattutto le lucertole comuni ed i ramarri, mentre nelle tombe più nascoste, negli anfratti bui, nelle spaccature profonde delle rocce si nascondono i pipistrelli.

IL BOSCO La maggior parte della superficie boscata è costituita da querce come il Cerro e la Roverella, associati al Carpino bianco, all’ Orniello a all’Acero minore. Parte importante del bosco è la fascia arbustiva e di mantello composta da Corniolo, Rovo, Pruno, Biancospino, Nespolo e Fusaggine. Una porzione significativa della Riserva Naturale, corrispondente al medio corso del Fiume Mignone, è stata inserita nell’elenco dei Siti d’Interesse Comunitario (S.I.C.) che, secondo quanto previsto dalla direttiva CEE n.43/92 (direttiva “Habitat”), istituisce la rete europea di aree protette “Natura 2000”.

LE AREE PRATIVE La maggior parte delle aree prative della zona si sono formate in seguito all’attività agricola svolta dall’uomo. Le trasformazioni agrarie hanno apportato modifiche sostanziali al paesaggio riducendo l’estensione della foresta originaria, trasformandola in un ambiente nuovo, di grande interesse naturalistico: il pascolo. La flora tipica delle distese erbose si è in seguito arricchita da specie spinose resistenti al calpestio e alla pabulazione bovina: Rovo, Rosa Canina, Pruno, Biancospino, Ginestra creano ampie distese arbustivo-prative, habitat d’elezione per numerosi micromammiferi. Tra gli animali domestici che popolano questo ambiente segnaliamo il Cavallo e i bovini di razza maremmana. Il bovino di razza maremmana discende direttamente dall’uro, il Bos primigenius, descritto in mille leggende e altrettante raffigurazioni giunto dalle steppe dell’Asia centrale e diffusosi in quasi tutto il Vecchio Continente. La grande frugalità, la notevole resistenza alla fatica e al morso degli insetti, la bassissima mortalità infantile, rappresentano i principali segreti del successo adattivo dei bovini maremmani. La giornata di questi bovini bradi è ancora scandita da ritmi antichi e regole immutabili: il branco trascorre le ore centrali della giornata a ruminare in qualche radura erbosa. I vitelli formano piccoli gruppi disposti a circolo e comprendenti fino a una decina di individui sotto lo sguardo attento delle rispettive madri sempre poco lontane. Vigilano la prole anche i tori, anche quando impegnati in prolungati corteggiamenti. Il duro lavoro dei Butteri (tipici personaggi della maremma Tosco Laziale che trascorrevano l’intera esistenza tra cavalli e vacche maremmane dei quali seguivano tutto il ciclo vitale) abilissimi in sella e nelle pratiche equestri, viene oggi incentivato e salvaguardato anche se si tratta di un lavoro sulla soglia d’estinzione. Nella Riserva un’area è riservata alla rielaborazione dell’abitazione a capanna e della vita del Buttero. In località Bandita è praticata un’agricoltura intensiva volta alla produzione di foraggi e cereali. Le numerose siepi poste come confini delle proprietà terriere costituiscono perfetti corridoi ecologici e rappresentano un’ottima dimora per numerose specie di piante e di animali selvatici.

Riserva Naturale Monterano
Chiesa di San Bonaventura

I CORSI D’ACQUA Il fiume Mignone ed il suo affluente Bicione rappresentano i luoghi più ricchi di vita all’interno della Riserva. Il Mignone per millenni ha rappresentato l’essenza della vita di tutte le popolazioni che hanno abitato nelle sue valli e sulle sue rive fino al mare, nel quale si riversa tra Civitavecchia e Tarquinia. Ancora oggi i corsi d’acqua sono ricchi di sorprese. Nei letti si aggirano numerosi insetti: i Plecotteri dalle lunghe antenne, le Libellule che catturano sul pelo dell’acqua moscerini e zanzare utilizzando le zampe posteriori a mò di retino, i Tricotteri dai singolari astucci larvali fatti di minuscole pietre. Presenze eccellenti sul fiume sono quelle del Martin Pescatore e dei Gruccioni, due tra gli uccelli più colorati della fauna italiana. Nei mesi invernali fanno la loro comparsa uccelli d’acqua come l’Airone Cenerino e le Garzette. Sul pelo d’acqua nuotano le innocue bisce che si nutrono di piccoli pesci ed anfibi, immobili troviamo le rane in attesa di qualche insetto che si posi a loro vicino.

L’ALTA VALLE DEL MIGNONE – IL TERRITORIO DELLA RISERVA NEL PERIODO ETRUSCO Il territorio dell’Alta Valle del Mignone, collinare e montuoso a tratti, è posto tra il Lago di Bracciano ed i Monti della Tolfa: per la sua ricchezza di boschi e selvaggina, per le numerose sorgenti e giacimenti minerari fu abitato fin dall’epoca neolitica. Plinio il Vecchio ricorda come in questa zona fossero situati nove antichissimi villaggi nel VII sec. La fiorente città di Caere in aperta competizione contro Tarquinia, fissa numerosi capisaldi nell’entroterra: pagus fortificati di fondazione cerite sono appunto Monterano e Poggio Casale (Stigliano). Questi insediamenti hanno tutti le stesse caratteristiche d’impianto, del resto tipologicamente comuni in tutta l’Etruria Meridionale: sorgono su acropoli naturali o isolati picchi tufacei, lambiti dal corso di torrenti con necropoli disposte nelle colline adiacenti l’abitato. Principale cardine di questo sistema etrusco è la via che collega Caere con le ricche miniere della Tolfa attraverso la stretta valle del Mignone sino a raggiungere Luni,Tarquinia e Vulci.

fontanili Riserva Naturale Monterano RM LAZIO
Fontanili alla Bandita M.S

IL PAESE DI CANALE MONTERANO (RM) A circa due km dall’antico e suggestivo abitato Monterano, sorge nel 500 il nuovo ed odierno paese di Canale Monterano. Nel 500 i conflitti e le devastazioni delle vicine terre toscane ed umbre spinsero gli abitanti del posto a trasferirsi nelle terre del comune di Oriolo – Manziana e Canale. Iniziarono così i primi insediamenti delle genti toscane e umbre nel paese di Canale Monterano. Nel 700 / 800 la malaria fu la principale causa dell’abbandono del fiorente centro di Monterano verso il nuovo paese di Canale Monterano: i fiumi che solcavano le valli, specie il Mignone, d’estate si prosciugavano formando pozze e stagni ideali per lo sviluppo delle zanzare (anofele). Nel caldo periodo estivo gli abitanti per sfuggire al flagello delle febbri si trasferivano nei paesi vicini. Il fatto è attestato da una lettera del 1765 al governo pontificio: i frati del convento di San Bonaventura ribadiscono l’esistenza di un accordo stipulato con il principe Altieri, feudatario del luogo: il diritto di dimorare d’estate nella vicina Canale. La vecchia città praticamente disabitata è saccheggiata nel 1700 dalle truppe francesi che hanno la mano pesante su Monterano, smantellando completamente l’abitato. I resti dell’antica città in opera di restauro, sono oggi i luoghi più suggestivi del Lazio paragonabili a quelli noti di Ninfa.

L’ANTICO ABITATO MONTERANO Il nome di Monterano sembra che derivi da Manturna dea infernale etrusca, giustificato evidentemente dalla natura vulcanica del luogo, ricco di sorgenti termominerali ed altre manifestazioni, quali le solfatare. La Monterano del XII/XIII sec. è una cittadina di modesta estensione con la Chiesa e le abitazioni ed una Rocca isolata da fossati e tagliate. Nel 1519 Leone X concede agli Orsini il permesso di estrarre vetriolo nelle miniere del territorio. Gli Orsini diventano i signori di Monterano finché fortemente indebitati non lo vendono agli Altieri che nella seconda metà del Seicento riqualificano tutto il paese. Viene rinnovato il Castello, sono costruite due fontane, viene costruito il convento dedicato a San Bonaventura, tutte opere commissionate al grande architetto del momento, Gian Lorenzo Bernini.

LA GREPPA DEI FALCHI Singolare complesso di grotte artificiali che si aprono a notevole altezza dal suolo sulle pareti a strapiombo del pianoro della Madonnella, lungo la valle del Bicione. La curiosa denominazione è dovuta proprio alla loro inaccessibilità, luogo ideale per la nidificazione di uccelli rapaci nella zona. Si tratta probabilmente di un sepolcreto rupestre arcaico, di datazione quanto mai incerta, forse risalente al X o al IX secolo a.C.

VISITANDO LA RISERVA CON LE GUIDE AMBIENTALI QUARTO SPAZIO: Dopo aver raccontato delle peculiarità, della eterogeneità di paesaggi e colori,delle singolari atmosfere che si possono cogliere nella riserva,è necessario fornire utili consigli per meglio vivere le zone protette e la natura in genere. I piccoli accorgimenti da adottare per una fruizione corretta di questi luoghi costituiscono i principi fondamentali racchiusi nelle leggi regionali relativi a parchi oasi e riserve. Sono vietate le attività che possono compromettere la protezione del paesaggio, degli ambienti naturali e della vegetazione, con particolare riguardo alla flora ed alla fauna. Questi accorgimenti rappresentano regole comportamentali di vita civile cui ognuno di noi dovrebbe attenersi all’interno di una aerea protetta e non. Infatti muoversi in maniera leggera ed assumere un corretto comportamento di rispetto non significa certo di non poter godere pienamente la natura. È quindi vietato accendere fuochi all’aperto o in mezzo ai boschi al di fuori delle aree predisposte: potrebbero causare incendi distruttivi. Catturare o uccidere animali selvatici, raccogliere i fiori e frutti, intagliare i tronchi degli alberi, asportare rocce o fossili sono capricci poco edificanti che contribuiscono solo all’impoverimento dell’ambiente naturale. Non costa certo fatica raccogliere i rifiuti prodotti durante il picnic o soste ricreative, utilizzando sacchetti da portare via e da lasciare negli appositi contenitori: mantenere un ambiente pulito così come la natura lo offre è sintomo di grande sensibilità. Altrettanto inutile è provocare rumori molesti, schiamazzare o addentrarsi nell’area protetta con veicoli a motore: è meglio non portare radioline e chitarre, ma piuttosto ascoltare i suoni della natura o semplicemente il silenzio.

COME VESTIRSI:Le escursioni si svolgono all’ interno di una Riserva Naturale, è quindi necessario vestirsi con scarpe comode (senza suole lisce) preferibilmente scarpe da trekking, con abiti comodi portandosi dietro poche cose. Uno zaino per le escursioni, una macchinetta fotografica, un blocco per appunti, matite colorate, una penna, un cappello, un Kway, una borraccia, è tutto ciò che serve per le escursioni.

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San Bonaventura R.N.R.MONTERANO

 

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