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Riserva Naturale Monterano
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Info
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Estensione: circa 1000 ettari
Provincia: Roma
Comune: Canale Monteranno
Ente gestore: Comune di Canale Monterano
Altitudine: 378 mt slm
Residenti: circa 3500
Abitanti/Kmq: 89,40
Visite guidate: Quarto Spazio Agenzia viaggi e Tour operator
Telefono: 0761-516188 / 0761-599297
Fax: 0761-517555
e-mail: info@quartospazio.com
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Riserva Naturale Monterano: Storia
IL NOME
Gli etruschi furono la prima popolazione residenziale della zona. Attratti dalle risorse minerarie di cui il territorio è ricco, fondarono sul pianoro un villaggio che chiamarono Manturna in onore della loro dea degli inferi (la divinità era associata ai numerosi fenomeni eruttivi presenti nella zona: soffioni, polle d'acqua fortemente mineralizzata, acque termali, emissioni solforose).
LOTTE E VICISSITUDINI DI UN PICCOLO BORGO
Non è facile caratterizzare il territorio Canalese, paese di passioni accese, di vicissitudini, di contrasti stridenti. Un microcosmo in cui sono presenti in miniatura tutte le componenti del romanzo, del racconto e della fiaba. Una fitta rete di intrecci, di storie paesane e nobiliari, che si mescolano con gli elementi architettonici del borgo antico per creare una storia breve ma intensa. Nel secolo VII, nelle antiche cronache sulle sedi vescovili del ducato romano, Monterano esiste come diocesi con il nome di Manturianum, mentre nel X secolo sarà riunita a quella di Sutri. Papa Agapito II nel 954 dà in dono il possedimento all'abbazia di San Paolo fuori le mura di Roma.
Verso la fine del XIII secolo il luogo è in parte possedimento di Gentile da Monterano, capitano di Ladislao re di Napoli, e in parte della famiglia degli Anguillara. Nel 1413 Lorenzo Colonna compra da Pandolfo Anguillara la sua porzione di Monterano, ma Everso Anguillara nel 1447 finisce per impossessarsi di tutto il feudo che viene a sua volta confiscatogli dalla Santa Sede nel 1465. La Camera Apostolica ne vende in poco tempo una metà ai Villini e un'altra metà sarà ceduta in usufrutto all'ospedale del Santo Spirito. Una nuova cessione del feudo avviene nel 1487 è divenendo possedimento della famiglia dei Cibo, nel 1492 viene ceduta agli Orsini per essere poi confiscata da Alessandro VI Borgia che la assegna al figlio Giovanni. Alla sua morte la proprietà torna nuovamente agli Orsini che nel 1519 ottengono da papa Leone X il permesso di scavare della miniere: l'allume diventa un'importante fonte economica per il casato. Dei sondaggi rivelano che il punto di scavo più produttivo si trova nei vicini monti della Tolfa (anticamente l'allume veniva utilizzato nella concia delle pelli, come mordente per le tinture e in farmacopea per le sue doti astringenti ed emostatiche). Nel 1671 viene ceduto per l'ultima volta alla famiglia Altieri che, grazie alla parentela con papa Clemente X, lo trasforma in un fiorente e ben organizzato borgo. In seguito subì diverse vicissitudini e, già parzialmente spopolato, fu abbandonato e saccheggiato dalle truppe napoleoniche nel 1798. I sopravvissuti si rifugiarono nella vicina Canale e nei paesi di Montevirginio e Manziana. Monterano si deteriorò in brevissimo tempo divenendo una cava a cielo aperto di marmi, pietre e ogni tipo di materiali da recupero per le nuove abitazioni.
L'ACQUEDOTTO
Nei pressi del fontanile è possibile ammirare le arcate maestose dell'acquedotto, costruito per provvedere all'approvvigionamento idrico del borgo. L'acqua, proveniente dalla vicino territorio di Oriolo, giungeva al centro dell'abitato tramite l'acquedotto che attraversava l'altopiano della Palombara.
GLI ETRUSCHI
Territorio abitato fin dal neolitico, Monterano mostra oggi una rilevante presenza di tombe e opere di epoca etrusca. Spettacolari e particolarmente suggestivi sono i Cavoni, antiche strade scavate nel tufo come quella visibile lungo il sentiero di accesso alla città morta. Tra le tombe ricordiamo quelle del Grottino, della Bandita e la grotta di Tabacco. Appena fuori dalla Riserva a confine con il territorio Manzianese sorge il Ponte del Diavolo di epoca romana, realizzato ad arcata unica con grandi blocchi di peperino. La leggenda vuole che questo ponte fosse costruito dal diavolo in persona in una sola notte.

Alfabeto etrusco
I ROMANI
Gli antichi romani colonizzarono l'area con piccoli insediamenti, per lo più ville e terme, dove i legionari di ritorno dalle campagne belliche venivano a curare le malattie esotiche prese in paesi lontani con fanghi e bagni nell'acqua calda sulfurea.
LE RUPI, LA MACCHIA MEDITERRANEA, LE FORRE
nei profondi valloni tufacei della Riserva si scopre un mondo straordinario caratterizzato da una vegetazione diversificata: nel fondovalle e negli argini dei corsi d'acqua troviamo la vegetazione di ripa composta principalmente di Salici, Pioppi, Ontani e Noccioli. Nel versante esposto a Nord, abbiamo la presenza di boschi misti di querce e carpini neri, carpini bianchi e aceri montani e aceri campestri. Nel versante esposto a sud, troviamo invece arbusti tipicamente mediterranei come il Corbezzolo, la Fillirea, l'Erica e specie arboree come il Leccio ed il Bagolaro.
All'interno delle forre, a circa 200 mt di altitudine, vegeta il faggio, una specie il cui limite altitudinale inferiore è generalmente di 800 m sopra il livello del mare. La presenza del faggio è favorita dall'incanalamento di correnti fresche che risalgono lungo le pareti della forra. Il sottobosco è ricco di esemplari di agrifoglio, di pungitopo e di felci. Sul tetto di forra, nelle sommità dei grandi valloni tufacei, il soleggiamento continuo permette la vita solo alle essenze sempreverdi tipiche della macchia mediterranea come i lecci, il corbezzolo, la ginestra. Le infinite cavità, che si aprono sulle pareti sono il rifugio sicuro per molte specie di uccelli rapaci: poiane, bianconi, albanelle, gheppi, sparvieri e nibbi ma anche civette, gufi, barbagianni, allocchi elevano i rapaci a sovrani incontrastati della Riserva. Nel tufo infuocato si scaldano soprattutto le lucertole comuni ed i ramarri, nelle tombe più nascoste e negli anfratti bui come pure nelle spaccature profonde delle rocce si nascondono i pipistrelli.
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