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Riserva Naturale Monterano
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Info
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Estensione: circa 1000 ettari
Provincia: Roma
Comune: Canale Monteranno
Ente gestore: Comune di Canale Monterano
Altitudine: 378 mt slm
Residenti: circa 3500
Abitanti/Kmq: 89,40
Visite guidate: Quarto Spazio Agenzia viaggi e Tour operator
Telefono: 0761-516188 / 0761-599297
Fax: 0761-517555
e-mail: info@quartospazio.com
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Riserva Naturale Monterano - Geologia e Minerali

| LITOLOGIE |
CARATTERISTICHE LITOLOGICHE
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CARATTERISTICHE DI PERMEABILITÁ
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| DETRITI |
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Permeabilità per porosità
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| ALLUVIONI |
Sedimenti fluviali recenti
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Impermeabile
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| CONGLOMERATO |
Ciottolame in matrice sabbiosa assestata
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TUFO DI BRACCIANO |
Colata piroclastica a matrice sabbioso-pomicea, prevalentemente litoide alla base
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Permeabile per porosità
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| LAVE |
Da centri di emissione locale
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Permeabile per fatturazione
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| TUFO ROSSO A SCORIE NERE |
Colata piroclastica a matrice pomicea contenente scorie nere fiamme allungate, prevalentemente litoide
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Permeabile per porosità
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| ARGILLE |
Depositi marini argillosi e argillo sabbiosi
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Impermeabile
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| FLYSCH |
Successione calcareo marnosa
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Permeabile per fratturazione
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| DETRITI |
(da 10.000 anni fa ad oggi) |
Accumuli gravitativi recenti costituiti da materiali detritici prodotti dagli agenti atmosferici
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| ALLUVIONI |
(da 10.000 anni fa ad oggi) |
Materiali detritici oleocenici trasportati e depositati dai corsi d'acqua
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| CONGLOMERATO |
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Una facies conglomerata affiora presso località Gatta Pelosa ed è caratterizzata da ciottolati a clasti a volte di dimensioni anche rilevanti, in matrice sabbiosa arrossata. Non esiste un'attribuzione cronologica precisa sia a causa dell'assenza di fauna che della difficoltà di stabilire i rapporti stratigrafici con le argille di seguito descritte.
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PEPERINI LISTATI |
(da 600.000 a 40.000 anni fa) |
TUFO ROSSO A SCORIE NERE
TUFO DI BRACCIANO
A partire dalla fine del Pliocene il margine tirrenico è interessato dall'evolversi di fenomeni vulcanici legati all'apertura del Mar Tirreno. La distensione degli strati rocciosi che fino ad allora erano andati formandosi grazie ad una sedimentazione prevalentemente marina, ne provoca la frammentazione in vari blocchi delimitati da faglie dirette. Le fratture arrivarono ad interessare gli strati più profondi della crosta fino a raggiungere il mantello fuso. Questo provocò la risalita di ingenti quantità di materiale magmatico che, nel tempo, hanno portato all'edificazione di importanti complessi vulcanici (vulcano Vulsino, Vicano, Cerite, Sabatino e Laziale). Oggi i loro antichi crateri ospitano altrettanti splendidi laghi. L'attività Sabatina inizia circa 600.000 anni fa ed è, fin dalle prime fasi, di natura esplosiva a causa dell'intrazoine del magma in risalita con gli acquiferi profondi. Durante le sue catastrofiche eruzioni il vulcano riversò nella Riserva enormi quantitativi di materiali tufacei.
Questi affiorarono prevalentemente lungo la valle del Mignone, il fosso della Palombara e la valle del Bilione nelle zone del Franco, Poggio Fortino, Monterano, Grottino e Greppa dei Falchi.
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| ARGILLE |
(2.000.000 di anni fa) |
Si tratta di materiali deposti in ambente marino e che, a differenza dei flisch tolfetani di seguito descritti non hanno subito trasporto gravitativi. Risalgono all'epoca plio-pleistocenica, periodo in cui la linea di costa era spostata molto più a oriente di oggi e il mare arrivava a lambire la base dei neonati rilievi appenninici; la regione tolfetana-cerite era quindi parzialmente sommersa dal mare. Le rocce così originatesi sono costituite da argille e da argille sabbiose, sono frequenti lenti e cristalli di gesso.
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| FLYSCH |
(da 65.000.000 a 30.000.000 di anni fa) |
Sono le rocce affioranti più antiche della Riserva. Si depositarono sui fondali di un'antico braccio di mare denominato bacino Ligure-Piemontese perché situato pressappoco nelle aree occupate dall'Italia nord-occidentale. Questo mare, molto profondo, veniva raggiunto da ingenti quantità di materiale detritico che, grazie a enormi frane sottomarine, si andava depositando sui fondali oceanici in coltri sedimentarie potenti migliaia di metri. Quando successivamente a causa delle spinte orogenetiche, il mare Ligure-Piemontese cominciò a chiudersi questi materiali si trovarono come stretti in una morsa e schiacciati, sollevati e costretti ad accavallarsi su se stessi. A causa del loro alto grado di viscosità, dovuto alla presenza di argilla, essi subirono cospicui fenomeni di traslazione grazie ai quali scivolarono più a sud raggiungendo tra gli altri, anche il territorio cerite-tolfetano. Dal punto di vista litologico si tratta di argille, marne, argilliti, calcari marnosi ed arenarie di età comprese tra il cretacico superiore e l'oligocene. Affiorarono su ampie porzioni della Riserva come per esempio alla Bandita, Monte Angiano e Monte Ciriano, dove è possibile rinvenire rocce particolarmente variopinte come la così detta pietra paesina per la particolarità di questo tipo di roccia di presentare al momento della rottura, dei disegni (dovuti alla sedimentazione) simili a paesaggi.
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RISORSE MINERARIE
L'area Monteranese assume importanza come area di interesse mineralogico fin dall'epoca etrusca.
I minerali più caratteristici sono:
zolfo, mica, gesso, halotrichite, jarosite, pirosseno, augite, biotite, mica, breislakite, psilomelano, marcasite.
I principali minerali che hanno costituito oggetto di ricerca e sfruttamento sono la marcasite (rinvenibile a nord di Monterano sul versante orientale del fiume Mignone), lo zolfo e il manganese.
Curiosità:
A metà degli anni cinquanta tutta l'area di Canale Monterano
(comprese Fonte del Lupo, Palombara e Bicione) fu oggetto di ricerca da parte del C.N.E.N. di piroclastiti e/o tufiti, arricchiti di URANIO e TORIO.
Furono eseguiti circa quaranta sondaggi e, soprattutto nel fosso Bicione, si ebbe il ripristino e lo sviluppo delle gallerie già esistenti relative alla ricerca di manganese e sui tasti per la mineralizzazione dello zolfo. Sul lato sinistro del fosso del Bicione si realizzarono gallerie e discenderie spesso articolate in vari livelli con uno sviluppo di diverse centinaia di metri. Le ricerche minerarie vennero in seguito abbandonate agli inizi degli anni sessanta.
RICERCHE DI ZOLFO
Agli inizi dell'ottocento Canale Monterano vede le proprie miniere gestite da un certo Sig. Celani, abile uomo d'affari che era riuscito a stipulare dei contratti di sfruttamento con i principi Altieri, proprietari dei terreni.
Nei documenti d'epoca viene riportato (1814) di una straordinaria produzione di oltre una tonnellata al giorno (!), con l'impiego di ben trenta fornelli corredati ogniuno da trenta "Alundelli".
Successivamente il progresso tecnologico e gli alti introiti ricavati permisero l'utilizzo l'utilizzo di forni a Pignatte con i quali si realizzò la seguente produzione di zolfo:

Negli anni 1863-68 lo zolfo depurato veniva venduto a Roma tra le 214 e le 291 lire a tonnellata. Altro vanto per il feudo Altieri era che la produzione laziale di zolfo era legata unicamente alla miniera di Canale.
Negli anni 1871-72 furono fatti dei nuovi tentativi di vendita dell'intera concessione mineraria ad una società francese, ma il tentativo non riuscì e la produzione, già in calo, ebbe un'ennesima drastica riduzione.
RICERCHE DI MANGANESE
Tra gli anni 1939-40, nella zona furono effettuate dalla società SOMIREN, alcune importanti ricerche sulla presenza di depositi di manganese con l'apertura di nuove gallerie di scavo, nuovi testi e ulteriori sondaggi, lungo il fosso Bicione, il fosso della Palombara e in località la Piana.
Si estraeva in alte concentrazioni Pirosulite sotto forma terrosa e a bassa cristallinità e psilomelano che forniva un tenore di manganese (Mn) del
40-50%.
DIOSILLA
Per ovviare ai problemi gestionali della miniera soprattutto legati al drenaggio e all'areazione della miniera era iniziata nel 1860 una galleria di scolo su indicazioni dell'Ing. Paolino Masi di Cesena, esperto dell'attività estrattiva.
Il nome "DIOSILLA" venne dato a ricordo di una ragazza caduta all'interno durante il suo scavo. La galleria prendeva origine a Sud-Est nel piazzale delle miniere e scendeva verso Nord-Ovest per finire nel fosso della Fonte del Lupo.
Nei periodi di produzione il trattamento del minerale avveniva mediante doppioni, e negli anni 1880 era presente un forno con ben otto storte in ghisa che riusciva a produrre dei pani di 50-60kg venduti a 120 lire alla tonnellata.
Un sommario bilancio della gestione della miniera durante il periodo 1870-1880, segnalò che le spese furono di circa 100.000 lire, sicuramente non coperte dai guadagni. Le relazioni del Capo Miniera attestano che nel 1900 la miniera era totalmente inattiva ed il suo abbandono avvenne in seguito alle difficoltà di coltivazione e all'ingresso nel mercato dello ZOLFO SICILIANO, di qualità superiore e fortemente più economico.
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