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Soggiorni Week End Escursioni – 30 ANNI DI BIODIVERSITA’ – Riserva Naturale Regionale Monterano

Riserva Naturale Monterano RM Lazio
Riserva Naturale Monterano RM Lazio

30 Anni di Biodiversità

Soggiorni Week End Escursioni

Riserva Naturale Regionale Monterano

IL TERRITORIO DELLA RISERVA NATURALE REGIONALE MONTERANO

La Riserva naturale Monterano istituita con legge regionale del Lazio n. 79 del 2 dicembre 1988 ed ampliata con legge regionale n. 62 del 15 novembre 1993 si estende  all’ interno del Comune di Canale Monterano (Rm).

Il territorio è caratterizzato dalla presenza di estesi affioramenti di rocce di origine vulcanica, formatesi in seguito ad una serie di episodi magmatici riferibili a due diversi cicli eruttivi: il magmatismo acido, che rappresenta il ciclo eruttivo più antico del Lazio da tre milioni a 10.000 anni fa e il vulcanismo legato al gruppo vulcanico sabatino di circa 10.000 anni fa. Il massiccio accumulo di ceneri e lapilli lanciati a distanza, ha causato la sedimentazione, su vaste aeree di vari strati la cui parte inferiore è sfruttata per ottenere materiale da costruzione, il tufo. Nell’area della Riserva sono numerose le manifestazioni tardo-vulcaniche (idrotermali, sorgenti di acque calde, sorgenti mineralizzate di gas residui accompagnati da acque termominerali). Alcune di esse, come quelle affioranti in località Stigliano trovano diffusa applicazione terapeutica.

GLI AMBIENTI NATURALI DELLA RISERVA LE RUPI, LA MACCHIA MEDITERRANEA, LE FORRE Nei profondi valloni tufacei della Riserva si scopre un mondo straordinario caratterizzato da una vegetazione diversificata: nel fondovalle e lungo gli argini dei corsi d’acqua troviamo una densa vegetazione ripariale composta principalmente di Salici, Pioppi, Ontani e Noccioli. Nei versanti esposti a Nord, abbiamo la presenza di boschi misti di querce e carpini neri, carpini bianchi, aceri montani e aceri campestri. Nei versanti esposti a sud, troviamo invece arbusti tipicamente mediterranei come il Corbezzolo, la Fillirea, l’Erica e specie arboree come il Leccio ed il Bagolaro. All’interno delle forre, a circa 200 mt s.l.m., vegeta il faggio, una specie arborea il cui limite altitudinale inferiore è generalmente di 800 mt. s.l.m. La sua presenza è favorita dall’incanalamento di correnti fresche e umide. Il sottobosco e la flora di corteggio boschivo sono ricchi di esemplari di agrifoglio, pungitopo e di felci rare, tra cui dominano su tutte l’Osmunda regalis e la Blechnum spicant, relitti di flore arcaiche. Significativi i popolamenti ad Agrostis canina, una graminacea pioniera nelle zone fortemente mineralizzate, mentre nella fascia superiore delle forre, alla sommità dei grandi valloni tufacei vegetano le essenze sempreverdi tipiche della macchia mediterranea come la fillirea, l’erica, il corbezzolo, la ginestra dei carbonai e il leccio. Le infinite cavità che si aprono sulle scoscese pareti verticali costituiscono il rifugio sicuro per molte specie di uccelli rapaci: Civette, Nibbi reali e bruni, Gheppi, Sparvieri, Albanelle, Allocchi, Poiane, Bianconi, vengono avvistati frequentemente sul territorio del la Riserva; molte le specie di rettili, soprattutto le lucertole comuni ed i ramarri, mentre nelle tombe più nascoste, negli anfratti bui, nelle spaccature profonde delle rocce si nascondono i pipistrelli.

IL BOSCO La maggior parte della superficie boscata è costituita da querce come il Cerro e la Roverella, associati al Carpino bianco, all’ Orniello a all’Acero minore. Parte importante del bosco è la fascia arbustiva e di mantello composta da Corniolo, Rovo, Pruno, Biancospino, Nespolo e Fusaggine. Una porzione significativa della Riserva Naturale, corrispondente al medio corso del Fiume Mignone, è stata inserita nell’elenco dei Siti d’Interesse Comunitario (S.I.C.) che, secondo quanto previsto dalla direttiva CEE n.43/92 (direttiva “Habitat”), istituisce la rete europea di aree protette “Natura 2000”.

LE AREE PRATIVE La maggior parte delle aree prative della zona si sono formate in seguito all’attività agricola svolta dall’uomo. Le trasformazioni agrarie hanno apportato modifiche sostanziali al paesaggio riducendo l’estensione della foresta originaria, trasformandola in un ambiente nuovo, di grande interesse naturalistico: il pascolo. La flora tipica delle distese erbose si è in seguito arricchita da specie spinose resistenti al calpestio e alla pabulazione bovina: Rovo, Rosa Canina, Pruno, Biancospino, Ginestra creano ampie distese arbustivo-prative, habitat d’elezione per numerosi micromammiferi. Tra gli animali domestici che popolano questo ambiente segnaliamo il Cavallo e i bovini di razza maremmana. Il bovino di razza maremmana discende direttamente dall’uro, il Bos primigenius, descritto in mille leggende e altrettante raffigurazioni giunto dalle steppe dell’Asia centrale e diffusosi in quasi tutto il Vecchio Continente. La grande frugalità, la notevole resistenza alla fatica e al morso degli insetti, la bassissima mortalità infantile, rappresentano i principali segreti del successo adattivo dei bovini maremmani. La giornata di questi bovini bradi è ancora scandita da ritmi antichi e regole immutabili: il branco trascorre le ore centrali della giornata a ruminare in qualche radura erbosa. I vitelli formano piccoli gruppi disposti a circolo e comprendenti fino a una decina di individui sotto lo sguardo attento delle rispettive madri sempre poco lontane. Vigilano la prole anche i tori, anche quando impegnati in prolungati corteggiamenti. Il duro lavoro dei Butteri (tipici personaggi della maremma Tosco Laziale che trascorrevano l’intera esistenza tra cavalli e vacche maremmane dei quali seguivano tutto il ciclo vitale) abilissimi in sella e nelle pratiche equestri, viene oggi incentivato e salvaguardato anche se si tratta di un lavoro sulla soglia d’estinzione. Nella Riserva un’area è riservata alla rielaborazione dell’abitazione a capanna e della vita del Buttero. In località Bandita è praticata un’agricoltura intensiva volta alla produzione di foraggi e cereali. Le numerose siepi poste come confini delle proprietà terriere costituiscono perfetti corridoi ecologici e rappresentano un’ottima dimora per numerose specie di piante e di animali selvatici.

Riserva Naturale Monterano
Chiesa di San Bonaventura

I CORSI D’ACQUA Il fiume Mignone ed il suo affluente Bicione rappresentano i luoghi più ricchi di vita all’interno della Riserva. Il Mignone per millenni ha rappresentato l’essenza della vita di tutte le popolazioni che hanno abitato nelle sue valli e sulle sue rive fino al mare, nel quale si riversa tra Civitavecchia e Tarquinia. Ancora oggi i corsi d’acqua sono ricchi di sorprese. Nei letti si aggirano numerosi insetti: i Plecotteri dalle lunghe antenne, le Libellule che catturano sul pelo dell’acqua moscerini e zanzare utilizzando le zampe posteriori a mò di retino, i Tricotteri dai singolari astucci larvali fatti di minuscole pietre. Presenze eccellenti sul fiume sono quelle del Martin Pescatore e dei Gruccioni, due tra gli uccelli più colorati della fauna italiana. Nei mesi invernali fanno la loro comparsa uccelli d’acqua come l’Airone Cenerino e le Garzette. Sul pelo d’acqua nuotano le innocue bisce che si nutrono di piccoli pesci ed anfibi, immobili troviamo le rane in attesa di qualche insetto che si posi a loro vicino.

L’ALTA VALLE DEL MIGNONE – IL TERRITORIO DELLA RISERVA NEL PERIODO ETRUSCO Il territorio dell’Alta Valle del Mignone, collinare e montuoso a tratti, è posto tra il Lago di Bracciano ed i Monti della Tolfa: per la sua ricchezza di boschi e selvaggina, per le numerose sorgenti e giacimenti minerari fu abitato fin dall’epoca neolitica. Plinio il Vecchio ricorda come in questa zona fossero situati nove antichissimi villaggi nel VII sec. La fiorente città di Caere in aperta competizione contro Tarquinia, fissa numerosi capisaldi nell’entroterra: pagus fortificati di fondazione cerite sono appunto Monterano e Poggio Casale (Stigliano). Questi insediamenti hanno tutti le stesse caratteristiche d’impianto, del resto tipologicamente comuni in tutta l’Etruria Meridionale: sorgono su acropoli naturali o isolati picchi tufacei, lambiti dal corso di torrenti con necropoli disposte nelle colline adiacenti l’abitato. Principale cardine di questo sistema etrusco è la via che collega Caere con le ricche miniere della Tolfa attraverso la stretta valle del Mignone sino a raggiungere Luni,Tarquinia e Vulci.

fontanili Riserva Naturale Monterano RM LAZIO
Fontanili alla Bandita M.S

IL PAESE DI CANALE MONTERANO (RM) A circa due km dall’antico e suggestivo abitato Monterano, sorge nel 500 il nuovo ed odierno paese di Canale Monterano. Nel 500 i conflitti e le devastazioni delle vicine terre toscane ed umbre spinsero gli abitanti del posto a trasferirsi nelle terre del comune di Oriolo – Manziana e Canale. Iniziarono così i primi insediamenti delle genti toscane e umbre nel paese di Canale Monterano. Nel 700 / 800 la malaria fu la principale causa dell’abbandono del fiorente centro di Monterano verso il nuovo paese di Canale Monterano: i fiumi che solcavano le valli, specie il Mignone, d’estate si prosciugavano formando pozze e stagni ideali per lo sviluppo delle zanzare (anofele). Nel caldo periodo estivo gli abitanti per sfuggire al flagello delle febbri si trasferivano nei paesi vicini. Il fatto è attestato da una lettera del 1765 al governo pontificio: i frati del convento di San Bonaventura ribadiscono l’esistenza di un accordo stipulato con il principe Altieri, feudatario del luogo: il diritto di dimorare d’estate nella vicina Canale. La vecchia città praticamente disabitata è saccheggiata nel 1700 dalle truppe francesi che hanno la mano pesante su Monterano, smantellando completamente l’abitato. I resti dell’antica città in opera di restauro, sono oggi i luoghi più suggestivi del Lazio paragonabili a quelli noti di Ninfa.

L’ANTICO ABITATO MONTERANO Il nome di Monterano sembra che derivi da Manturna dea infernale etrusca, giustificato evidentemente dalla natura vulcanica del luogo, ricco di sorgenti termominerali ed altre manifestazioni, quali le solfatare. La Monterano del XII/XIII sec. è una cittadina di modesta estensione con la Chiesa e le abitazioni ed una Rocca isolata da fossati e tagliate. Nel 1519 Leone X concede agli Orsini il permesso di estrarre vetriolo nelle miniere del territorio. Gli Orsini diventano i signori di Monterano finché fortemente indebitati non lo vendono agli Altieri che nella seconda metà del Seicento riqualificano tutto il paese. Viene rinnovato il Castello, sono costruite due fontane, viene costruito il convento dedicato a San Bonaventura, tutte opere commissionate al grande architetto del momento, Gian Lorenzo Bernini.

LA GREPPA DEI FALCHI Singolare complesso di grotte artificiali che si aprono a notevole altezza dal suolo sulle pareti a strapiombo del pianoro della Madonnella, lungo la valle del Bicione. La curiosa denominazione è dovuta proprio alla loro inaccessibilità, luogo ideale per la nidificazione di uccelli rapaci nella zona. Si tratta probabilmente di un sepolcreto rupestre arcaico, di datazione quanto mai incerta, forse risalente al X o al IX secolo a.C.

VISITANDO LA RISERVA CON LE GUIDE AMBIENTALI QUARTO SPAZIO: Dopo aver raccontato delle peculiarità, della eterogeneità di paesaggi e colori,delle singolari atmosfere che si possono cogliere nella riserva,è necessario fornire utili consigli per meglio vivere le zone protette e la natura in genere. I piccoli accorgimenti da adottare per una fruizione corretta di questi luoghi costituiscono i principi fondamentali racchiusi nelle leggi regionali relativi a parchi oasi e riserve. Sono vietate le attività che possono compromettere la protezione del paesaggio, degli ambienti naturali e della vegetazione, con particolare riguardo alla flora ed alla fauna. Questi accorgimenti rappresentano regole comportamentali di vita civile cui ognuno di noi dovrebbe attenersi all’interno di una aerea protetta e non. Infatti muoversi in maniera leggera ed assumere un corretto comportamento di rispetto non significa certo di non poter godere pienamente la natura. È quindi vietato accendere fuochi all’aperto o in mezzo ai boschi al di fuori delle aree predisposte: potrebbero causare incendi distruttivi. Catturare o uccidere animali selvatici, raccogliere i fiori e frutti, intagliare i tronchi degli alberi, asportare rocce o fossili sono capricci poco edificanti che contribuiscono solo all’impoverimento dell’ambiente naturale. Non costa certo fatica raccogliere i rifiuti prodotti durante il picnic o soste ricreative, utilizzando sacchetti da portare via e da lasciare negli appositi contenitori: mantenere un ambiente pulito così come la natura lo offre è sintomo di grande sensibilità. Altrettanto inutile è provocare rumori molesti, schiamazzare o addentrarsi nell’area protetta con veicoli a motore: è meglio non portare radioline e chitarre, ma piuttosto ascoltare i suoni della natura o semplicemente il silenzio.

COME VESTIRSI:Le escursioni si svolgono all’ interno di una Riserva Naturale, è quindi necessario vestirsi con scarpe comode (senza suole lisce) preferibilmente scarpe da trekking, con abiti comodi portandosi dietro poche cose. Uno zaino per le escursioni, una macchinetta fotografica, un blocco per appunti, matite colorate, una penna, un cappello, un Kway, una borraccia, è tutto ciò che serve per le escursioni.

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San Bonaventura R.N.R.MONTERANO

 

Per Prenotazioni a:

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